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Bibite zuccherate: come riconoscerle e ridurne la presenza nelle abitudini

Martina Cervellidi Martina Cervelli· 16/10/2026 17:00
Bibite zuccherate: come riconoscerle e ridurne la presenza nelle abitudini

Nel frigorifero ci sono un tè freddo, un succo di frutta e una bottiglia d’acqua aromatizzata. La bibita gassata è facile da individuare; le altre sembrano scelte diverse. Eppure, per capire quanta parte degli zuccheri della giornata arriva dalle bevande, il nome sul fronte della confezione non basta. La verifica più utile è sul retro: quanti grammi di zuccheri contiene ciò che si beve davvero, non soltanto 100 millilitri?

Non solo bibite gassate: gli zuccheri nel bicchiere

Tra le bevande da controllare ci sono tè freddi, caffè pronti da bere, acque aromatizzate, bevande alla frutta, energy drink e bevande per lo sport. Anche una preparazione fatta al momento può diventare zuccherata: basta aggiungere zucchero, miele o sciroppo al tè o al caffè. La dicitura «alla frutta» descrive un gusto o un ingrediente, non la quantità di zuccheri nel prodotto.

Il succo 100% frutta merita una distinzione. Può non avere zuccheri aggiunti, ma contiene comunque zuccheri naturalmente presenti nel succo. Nella definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, gli zuccheri dei succhi rientrano tra gli zuccheri liberi, insieme a quelli aggiunti a cibi e bevande e a quelli presenti in miele e sciroppi. Non è quindi equivalente a mangiare il frutto intero; per scegliere una bevanda abituale, «senza zuccheri aggiunti» non significa «senza zuccheri».

L’etichetta: dal dato per 100 ml alla bottiglia intera

La tabella nutrizionale consente di confrontare due prodotti nella stessa unità di misura. Cerca la voce «carboidrati, di cui zuccheri» e leggi il valore per 100 ml. Poi considera la quantità che berrai: se una bevanda riporta 8 g di zuccheri per 100 ml, un bicchiere da 250 ml ne apporta 20 g; una bottiglia da 500 ml ne apporta 40 g. Il calcolo è semplice: grammi indicati per 100 ml × millilitri consumati ÷ 100.

L’elenco degli ingredienti risponde a una domanda diversa: aiuta a capire se sono stati aggiunti ingredienti zuccheranti, come zucchero, sciroppi o miele. La tabella indica invece gli zuccheri presenti nel prodotto, qualunque sia la loro origine. Per questo una bevanda «senza zuccheri aggiunti» può mostrare un valore non nullo alla voce «di cui zuccheri»; una versione «zero zuccheri» non va confusa con una bevanda non zuccherata nel gusto, perché può contenere edulcoranti. Se l’obiettivo è abituarsi a bevande meno dolci, sono scelte da considerare separatamente.

Ridurre la presenza delle bibite dolci senza perdere l’abitudine di bere

Il punto di partenza non è eliminare ogni bevanda diversa dall’acqua, ma osservare dove la scelta zuccherata si ripete. Per qualche giorno, annota quali bevande prendi ai pasti, tra un pasto e l’altro e quando acquisti qualcosa da bere. Segna anche il formato: un piccolo bicchiere occasionale e una bottiglia sorseggiata ogni pomeriggio incidono diversamente sull’abitudine.

  • Se cerchi qualcosa da bere regolarmente: tieni a disposizione acqua naturale o frizzante, secondo la tua preferenza. Sono alternative senza zuccheri aggiunti e non richiedono di interpretare un gusto o una promessa sulla confezione.
  • Se ti piace il tè freddo: confronta i grammi per 100 ml tra prodotti diversi oppure prepara tè da raffreddare senza aggiungere zucchero. Valuta anche quanto ne versi nel bicchiere.
  • Se scegli una bevanda per il gusto di frutta: controlla separatamente la quantità di zuccheri e la lista degli ingredienti. Alternarla con acqua non rende il succo «vietato»: evita che diventi automaticamente la bevanda con cui dissetarsi.
  • Se prendi spesso caffè o tè fuori casa: considera anche zucchero, sciroppi e aggiunte richieste al momento. In questo caso non c’è un’etichetta della bevanda pronta che racconti tutta la scelta.

Una sostituzione concreta è più facile da valutare di una regola generica: per esempio, scegliere acqua al posto della bevanda dolce che si compra abitualmente durante la pausa, lasciando le altre occasioni invariate all’inizio. Dopo qualche giorno si può verificare se quella scelta è praticabile, senza compensare con un formato più grande in un altro momento.

Perché il contesto conta

L’OMS raccomanda di limitare gli zuccheri liberi nell’alimentazione complessiva: non è una soglia da applicare a una singola bibita né un invito a fare calcoli clinici su ogni bicchiere. La lettura dell’etichetta serve soprattutto a rendere visibile un apporto che, nelle bevande, può passare inosservato.

Su un sito dedicato ai calcoli renali, è importante non attribuire a una singola bibita effetti certi per ogni persona. Le indicazioni sull’idratazione possono dipendere dalla storia individuale e da eventuali istruzioni ricevute da un professionista sanitario. Come informazione generale, quando si sceglie cosa bere con regolarità, l’acqua rimane il riferimento più semplice: permette di bere senza aggiungere zuccheri. Se è stata indicata una quantità di liquidi personalizzata, la scelta delle bevande va considerata all’interno di quella indicazione, non sostituita con una regola valida per tutti.

Fonti

Foto: MCL Media library, MCL internal media library.

Martina Cervelli
Martina Cervelli

Martina Cervelli ha esperienza pluridecennale come cuoca per famiglie con bisogni alimentari specifici. Avendo assistito diversi conoscenti con predisposizione ai calcoli, si è specializzata nella selezione attenta di ingredienti e nella preparazione di bevande idratanti. Scrive tutorial chiari su scelta di cibi e gestione della spesa.