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Calcoli di acido urico: quali aspetti dell’alimentazione meritano attenzione

Alessandra Riccionidi Alessandra Riccioni· 15/10/2026 20:33
Calcoli di acido urico: quali aspetti dell’alimentazione meritano attenzione

Un pranzo con carne, una cena con pesce e poca acqua bevuta durante la giornata: quale di queste abitudini conta di più se un calcolo è risultato composto da acido urico? Non basta eliminare un singolo alimento. Le scelte da osservare sono soprattutto la regolarità con cui si beve, la quantità e la frequenza delle proteine animali e lo spazio dato a frutta e verdura. Prima, però, serve una certezza: che si tratti davvero di un calcolo di acido urico. Le indicazioni per un calcolo di ossalato di calcio non sono automaticamente le stesse; le differenze tra tipi di calcolo spiegano perché la composizione cambia le priorità alimentari.

Il punto di partenza è il liquido bevuto, non un alimento «proibito»

I calcoli di acido urico sono favoriti da urine acide e concentrate. Bere con regolarità aiuta a evitare che la concentrazione aumenti, ma un bicchiere d’acqua aggiunto all’ultimo pasto non compensa necessariamente molte ore trascorse senza bere. Un criterio pratico è guardare alla giornata intera: c’è acqua disponibile quando si lavora, si viaggia o si mangia fuori? Si finisce spesso per bere quasi tutto la sera?

L’acqua è la scelta abituale più semplice. Le bevande zuccherate non sono un sostituto equivalente: se compaiono spesso nella routine, in particolare quelle ricche di fruttosio, meritano attenzione a parte. Non esiste però una quantità d’acqua identica per tutti. Chi ha ricevuto indicazioni di limitare i liquidi o ha altre condizioni di salute deve concordare quanto bere con il professionista che lo segue, invece di applicare obiettivi generici trovati online.

Proteine animali: contano porzioni e ripetizioni

Le purine presenti negli alimenti contribuiscono alla produzione di acido urico. Frattaglie, alcuni pesci come sardine e acciughe, e diversi frutti di mare sono esempi da tenere presenti. Fermarsi a una lista di cibi «ricchi di purine», però, può far perdere di vista il pasto ordinario: porzioni abbondanti di carne, pollame o pesce consumate più volte al giorno possono pesare sulla dieta anche se nessuno di questi alimenti compare in una lista di divieti assoluti.

Per valutare le proprie abitudini conviene osservare una settimana, non un’occasione isolata. Se il pranzo prevede spesso un secondo di carne e la cena un altro di pesce, la domanda utile è dove alternare le fonti proteiche, non quale dei due secondi sia «sicuro». Legumi e alimenti a base di soia possono offrire alternative vegetali: la presenza di purine nei vegetali non li rende automaticamente equivalenti alle frattaglie. Anche latte e yogurt possono trovare posto nell’alimentazione, secondo le esigenze individuali. Ridurre drasticamente tutte le proteine senza valutare il resto della dieta, invece, non è un obiettivo da improvvisare.

Frutta, verdura e bevande: guardare il pasto nel suo insieme

Un’alimentazione in cui frutta e verdura compaiono regolarmente, anziché lasciare quasi tutto lo spazio a carne e altri alimenti di origine animale, è pertinente ai calcoli di acido urico anche per il rapporto con l’acidità delle urine. Questo non significa che una porzione di verdura «annulli» una cena molto ricca di carne, né che il pH urinario si possa dedurre da ciò che si è mangiato a colazione.

Un esempio concreto: a un pranzo abitualmente composto da un grande panino con carne e una bibita zuccherata si può guardare separando tre decisioni. Quanto spesso ricorre la porzione di carne? La bibita è la bevanda abituale o un’eccezione? C’è spazio nel pasto, o negli altri pasti della giornata, per alimenti vegetali? Sono domande più utili di una regola rigida su un singolo ingrediente.

Anche l’alcol merita una verifica delle abitudini, soprattutto quando la birra o altre bevande alcoliche accompagnano spesso i pasti. Considerarlo insieme alle bevande zuccherate permette di distinguere ciò che si beve per idratarsi da ciò che aggiunge altri fattori alla dieta.

Quando le indicazioni generali non bastano

Se la composizione del calcolo non è nota, partire da una dieta specifica per l’acido urico rischia di spostare l’attenzione sulle priorità sbagliate. Se invece è documentata, un diario di alcuni giorni con bevande, porzioni e frequenza dei cibi animali può rendere più concreta la discussione con un professionista: mostra, per esempio, se il nodo principale è bere poco durante il giorno oppure ripetere grandi porzioni di proteine animali.

La valutazione individuale conta anche quando coesistono esigenze alimentari diverse o sono state date indicazioni sui liquidi. Le scelte a tavola possono essere esaminate alla luce del tipo di calcolo e delle informazioni cliniche disponibili; non consentono, da sole, di stabilire la causa di un episodio né di prevedere se si formerà un altro calcolo.

Fonti

Foto: MCL Media library, MCL internal media library.

Alessandra Riccioni
Alessandra Riccioni

Alessandra Riccioni ha vissuto in prima persona l’impatto delle abitudini alimentari sulle vie urinarie. Ha approfondito il tema partecipando a workshop tematici e sviluppando ricette a basso contenuto di sodio e ossalati. Condivide consigli pratici per leggere le etichette e costruire routine alimentari equilibrate.