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Il pomodoro è nella lista nera: ecco perché spesso non dovrebbe esserci

📅 13 Settembre 2026✍️ di Simone De Santis⏱️ 5 min di lettura

Hai avuto una colica, o hai letto il referto dell’ecografia, e adesso stai ripassando mentalmente tutto quello che hai mangiato nell’ultima settimana. I pomodori compaiono quasi sempre in questa lista, perché girano su internet e tra i conoscenti come uno di quegli alimenti “da evitare assolutamente”. La domanda concreta è: questa reputazione è meritata, oppure stai rinunciando a qualcosa senza un motivo solido?

La risposta breve è che il pomodoro contiene ossalato, ma in quantità significativamente più bassa rispetto agli alimenti che i nefrologi (i medici specializzati nei reni) indicano davvero come critici per chi forma calcoli di ossalato di calcio. Eliminarlo non è quasi mai la priorità. Capire perché richiede due minuti, ma vale la pena.

Cos’è l’ossalato e perché entra in gioco con i calcoli

L’ossalato è una molecola presente in molti vegetali. Nel sangue viaggia fino ai reni, dove viene filtrato e poi espulso con le urine. Il problema nasce quando la concentrazione di ossalato nelle urine diventa alta e incontra una concentrazione altrettanto alta di calcio: le due molecole si legano e formano cristalli. Se quei cristalli crescono abbastanza, diventano un calcolo — in termini medici, un calcolo di ossalato di calcio, la forma più comune.

Non tutto l’ossalato che mangi finisce nelle urine. Una parte viene degradata dai batteri intestinali prima ancora di essere assorbita; un’altra parte, in presenza di calcio nella stessa pasto, si lega nell’intestino e viene eliminata con le feci senza passare per il sangue. Quello che arriva davvero ai reni dipende da quante fonti di ossalato mangi, da come le abbini, da quanto calcio hai nel pasto e da caratteristiche individuali dell’intestino che variano da persona a persona.

Quanto ossalato c’è davvero nel pomodoro

Il contenuto di ossalato degli alimenti si misura su cento grammi di prodotto. Gli alimenti considerati ad alto contenuto sono gli spinaci crudi, le barbabietole, il rabarbaro, il cacao, le noci, il crusca di frumento. Questi hanno concentrazioni che sono ordini di grandezza superiori a quelle del pomodoro fresco.

Il pomodoro fresco si colloca in una fascia bassa o tutt’al più medio-bassa. Un piatto di pasta al pomodoro o un’insalata caprese non apportano una quantità di ossalato paragonabile a una manciata di spinaci o a una ciotola di cacao amaro. La salsa di pomodoro concentrata può avere valori leggermente più alti per via della riduzione dell’acqua, ma siamo ancora lontani dai livelli degli alimenti davvero critici.

Questo non significa che il pomodoro sia del tutto irrilevante per chi ha già una tendenza a formare calcoli. Significa che eliminarlo per primo, lasciando intatte abitudini molto più impattanti, non è una strategia efficace.

Cosa conta davvero più dell’ossalato nel singolo alimento

La variabile più sottovalutata non è la lista degli alimenti vietati: è la quantità di acqua che bevi. Un’urina molto concentrata favorisce la cristallizzazione indipendentemente dalla dieta. Bere abbastanza da mantenere le urine chiare è il gesto più concreto che puoi fare ogni giorno.

La seconda variabile è il calcio. Sembra controintuitivo, ma ridurre il calcio dalla dieta — cosa che molte persone fanno da sole, pensando di aiutare i reni — può peggiorare la situazione. Il calcio assunto con i pasti si lega all’ossalato nell’intestino e lo blocca prima che venga assorbito. Meno calcio a tavola significa più ossalato libero che arriva al rene. La gestione del calcio alimentare e di quello eventualmente in supplemento è però un discorso che va fatto con il medico, perché dipende dal tuo profilo specifico.

La terza variabile è il sodio. Un’alimentazione ricca di sale aumenta l’escrezione di calcio nelle urine, e più calcio nelle urine significa più possibilità che si leghi all’ossalato. Ridurre il sale ha spesso più effetto pratico che eliminare il pomodoro.

Chi dovrebbe davvero prestare attenzione al pomodoro

Esistono condizioni specifiche in cui anche alimenti a contenuto medio di ossalato possono diventare rilevanti. Se hai una malattia intestinale infiammatoria, se hai subito un intervento di bypass gastrico o resezione intestinale, l’assorbimento dell’ossalato cambia radicalmente e quantità normalmente innocue possono diventare significative. In questi casi si parla di iperossaluria enterica — letteralmente, troppo ossalato nelle urine per via intestinale — e la dieta va gestita in modo molto più preciso, con il supporto di uno specialista.

Esiste anche una condizione genetica rara, l’iperossaluria primitiva, in cui il metabolismo produce ossalato in eccesso indipendentemente da quello che si mangia. In quel caso il problema non viene dalla dieta e la dieta da sola non lo risolve.

Per la grande maggioranza delle persone che hanno avuto uno o pochi calcoli di ossalato di calcio senza patologie di base, il pomodoro non è il nemico numero uno.

Come leggere il tuo referto su questo punto

Se hai fatto un’analisi delle urine delle 24 ore — un esame che misura cosa stai eliminando nell’arco di una giornata — e il tuo medico ha trovato ossalaturia elevata (troppo ossalato nelle urine), allora ha senso lavorare sulla dieta in modo mirato. Ma “lavorare sulla dieta” significa intervenire sugli alimenti ad alto contenuto reale, non su quelli con una reputazione sproporzionata rispetto ai dati.

Se non hai ancora fatto questa analisi, parlarne col tuo medico è il passo più utile: capire cosa produci davvero ti permette di fare scelte alimentari basate sulla tua situazione, non su liste generiche trovate online.


Il succo di pomodoro è peggio del pomodoro fresco?

Il succo e la passata concentrata possono contenere più ossalato per peso rispetto al pomodoro fresco, perché parte dell’acqua è stata eliminata. La differenza non è drammatica, ma se consumi grandi quantità di concentrato tutti i giorni è un elemento da considerare nel contesto complessivo della dieta.

Se mangio pomodoro con la mozzarella, il calcio del formaggio aiuta?

In teoria sì: il calcio presente nello stesso pasto si lega a parte dell’ossalato nell’intestino, riducendo quello disponibile per l’assorbimento. Non è un meccanismo che azzera il problema, ma abbinare fonti di calcio ai pasti — inclusa la mozzarella — è una delle logiche su cui si basa l’approccio dietetico ai calcoli di ossalato. La gestione del calcio complessivo nella dieta va però concordata col medico.

Devo eliminare il pomodoro finché non passo il calcolo?

Non esiste una regola universale in questo senso. Se hai un calcolo in fase acuta, le priorità sono l’idratazione e la gestione del dolore sotto supervisione medica. La dieta a lungo termine si ragiona dopo, sulla base del tipo di calcolo e del tuo profilo metabolico. Deciderlo da solo, eliminando alimenti a caso, rischia di farti rinunciare a cose inutilmente senza toccare quelle che contano davvero.

Se hai dubbi sulla tua dieta in relazione ai calcoli, il punto di partenza è il tuo medico curante o uno specialista in nefrologia o urologia.

Simone De Santis

Simone ha scoperto di avere una predisposizione familiare ai calcoli renali all’età di 30 anni. Da allora si è appassionato alla prevenzione, sperimentando tecniche di idratazione e integrando nuove abitudini. Racconta il suo percorso e confronta rimedi utili e strategie giorno per giorno.