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Alimentazione

Bevi tanto d’estate ma gli ossalati salgono: ecco da cosa dipende

📅 18 Settembre 2026✍️ di Viola Gentilini⏱️ 6 min di lettura

Hai appena fatto un esame delle urine o un’ecografia e il referto parla di ossalati alti. È luglio, fa caldo, stai bevendo più del solito. Pensi che non abbia senso. In realtà ha senso, e capire perché ti aiuta a fare le scelte giuste nelle prossime settimane.

L’idratazione conta, ma non è l’unica variabile. D’estate entrano in gioco almeno tre fattori che possono alzare la concentrazione di ossalati nelle urine anche in chi beve regolarmente: la sudorazione riduce il volume di liquidi che arriva ai reni, la dieta estiva è spesso ricca di alimenti ad alto contenuto di ossalato, e in alcuni casi il caldo stesso modifica il modo in cui l’intestino assorbe queste sostanze. Vediamo uno per uno.

Perché la sudorazione conta anche se bevi

L’ossalato è una sostanza che il corpo produce in parte da solo e in parte ricava dagli alimenti. I reni lo filtrano e lo eliminano con le urine. Quando le urine sono molto concentrate — cioè quando contengono molta sostanza in poco liquido — il rischio che l’ossalato si combini con il calcio e formi cristalli aumenta.

D’estate si suda molto. Anche se bevi un litro in più rispetto all’inverno, una parte di quell’acqua esce attraverso la pelle e non arriva ai reni. Il risultato è che le urine possono restare più concentrate di quanto ci si aspetti. Non è un problema di quantità assoluta di ossalato: è un problema di diluizione. Meno liquido nei reni significa ossalato più concentrato, e ossalato più concentrato significa rischio più alto di cristallizzazione.

Il colore delle urine è un indicatore grezzo ma utile: se durante la giornata tendono al giallo scuro o all’arancio, stai perdendo più liquidi di quanti ne stai reintegrando.

Quali cibi estivi contengono più ossalati?

La dieta estiva in Italia è spesso più ricca di frutta, verdura e centrifugati. Molti di questi alimenti sono sani e vanno benissimo per chi non ha problemi di ossalati. Ma chi deve fare attenzione a questa sostanza ha qualche variabile in più da considerare.

Tra gli alimenti con un contenuto elevato di ossalato che si consumano di più in estate:

  • Spinaci, anche nelle insalate miste o nelle vellutate fredde
  • Barbabietole, spesso presenti in insalate o estratti
  • Mandorle e frutta secca, consumate come spuntino
  • Cioccolato fondente, presente in molti dolci estivi artigianali
  • Tè freddo, soprattutto quello preparato con tè nero in infusione lunga
  • Some bacche come i lamponi

Non si tratta di eliminarli. Si tratta di sapere che esistono e di non concentrarli tutti nello stesso giorno, soprattutto se il tuo referto ha già mostrato valori alti.

Il tè freddo è davvero un problema?

Questa è una delle domande più frequenti. Il tè freddo è diventato la bevanda estiva per eccellenza, e molte persone lo scelgono pensando di fare qualcosa di buono per i reni rispetto alle bibite zuccherate.

Il punto è che il tè nero, soprattutto se in infusione lunga, contiene una quantità significativa di ossalati. Quando si prepara tè freddo in casa lasciando le bustine nell’acqua per molti minuti — o si acquistano varianti molto concentrate — si può assumere una quantità di ossalato non trascurabile, per di più in un momento della giornata in cui si suda e si urina meno.

Il tè verde contiene generalmente meno ossalati del tè nero, ma non è privo di questa sostanza. L’acqua resta sempre la scelta più neutra.

Il caldo cambia qualcosa nel modo in cui il corpo gestisce gli ossalati?

Sì, in parte. Ci sono indicazioni che in condizioni di calore elevato e sudorazione intensa l’intestino tenda ad assorbire una quota leggermente maggiore di ossalato introdotto con la dieta. Il meccanismo è legato all’alterazione dei fluidi intestinali e alla flora batterica, che gioca un ruolo nell’inattivare una parte degli ossalati prima che vengano assorbiti.

Un batterio intestinale in particolare — l’Oxalobacter formigenes — è noto per la sua capacità di degradare gli ossalati nel tratto digestivo. La sua presenza è influenzata dall’alimentazione e può variare da persona a persona. Se questo batterio è presente in quantità ridotta, una quota maggiore di ossalato passa dall’intestino al sangue e poi alle urine.

Questo non è qualcosa che si può “correggere” con un integratore su indicazione propria: è un elemento che il medico può valutare nel quadro complessivo.

Cosa si può fare concretamente in estate?

Senza entrare in indicazioni terapeutiche — che spettano al medico — ci sono alcune abitudini che chi è già a rischio può tenere a mente durante i mesi caldi:

  • Bere in modo distribuito durante la giornata, non tutto insieme in un’unica sessione
  • Controllare il colore delle urine come riferimento grezzo di idratazione
  • Non sostituire l’acqua con il tè freddo come bevanda principale
  • Variare le verdure invece di concentrare sempre le stesse ad alto contenuto di ossalato
  • Abbinare gli alimenti ricchi di ossalati a fonti di calcio nello stesso pasto: il calcio nell’intestino si lega all’ossalato e ne riduce l’assorbimento

Quest’ultimo punto — abbinare calcio e ossalato nello stesso pasto — è uno dei meccanismi più studiati nella gestione alimentare dei calcoli di ossalato di calcio. Non si tratta di mangiare più calcio in assoluto, ma di non separare i due nutrienti in pasti distanti.

Quando devo preoccuparmi davvero?

Se hai un referto che mostra ossalati alti nelle urine senza sintomi, la priorità è parlarne con il medico o con un urologo o nefrologo — cioè uno specialista di reni e vie urinarie — che valuterà il quadro completo.

Se invece compaiono questi segnali, rivolgiti subito a un medico o al pronto soccorso: dolore intenso al fianco o all’addome che non passa, febbre alta accompagnata a dolore lombare, sangue nelle urine, impossibilità di urinare, vomito che non si riesce a fermare. Questi sintomi non vanno gestiti aspettando che passino da soli.


Gli ossalati nelle urine alti in estate sono normali?

Non è raro che i valori cambino con le stagioni, ma “frequente” non significa “da ignorare”. Se il referto mostra un aumento, va discusso con il medico per capire se è legato a fattori temporanei o a qualcosa che richiede attenzione continuativa.

Devo smettere di mangiare spinaci e mandorle?

Non necessariamente. Dipende dalla tua storia clinica e da come sei già impostato sul piano alimentare. Ridurre non significa eliminare, e la decisione va presa con il medico o con un dietologo esperto in questo ambito, non su base fai-da-te.

Il limone aiuta a ridurre gli ossalati nelle urine?

Il succo di limone contiene citrato, una sostanza che in alcuni casi è utile nella gestione dei calcoli renali. Ma il modo in cui va utilizzato, e se è indicato per la tua situazione specifica, è qualcosa che valuta il medico. Non è un rimedio universale e non sostituisce una valutazione clinica.

Se hai un referto recente o stai gestendo una situazione già nota, parlane con il tuo medico curante o con il nefrologo di riferimento: l’estate è il momento in cui alcune variabili cambiano, ed è utile farsi trovare preparati.

Viola Gentilini

Viola, erborista appassionata ai rimedi fitoterapici, ha affrontato due episodi di coliche renali. Racconta le sue esperienze con piante officinali, infusi e abitudini sane che possano aiutare la prevenzione. Nel blog, promuove un approccio naturale ma sempre consapevole.