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Alimentazione

Caffè con i calcoli renali: la risposta dipende dal tipo

📅 27 Settembre 2026✍️ di Tommaso Lombardini⏱️ 5 min di lettura

Hai avuto una colica, o hai trovato un calcolo all’ecografia, e adesso stai guardando la tua tazzina del mattino con qualche dubbio. Qualcuno ti ha detto di lasciar perdere il caffè, qualcun altro ti ha detto che va benissimo. Entrambi probabilmente avevano in mano mezza informazione.

La risposta breve è questa: per la maggior parte delle persone con calcoli comuni, una quantità moderata di caffè non è il problema principale. Ma ci sono situazioni specifiche in cui il caffè conta davvero, e ignorarle può fare differenza. Dipende soprattutto da che tipo di calcoli hai, da quanto ne bevi e — dettaglio spesso trascurato — da quanta acqua bevi insieme.

Cosa c’entra il caffè con la formazione dei calcoli?

I calcoli si formano quando certe sostanze nelle urine si concentrano troppo e precipitano, cioè si solidificano invece di restare disciolte. Il caffè agisce su questo meccanismo in più di un modo, e non tutti vanno nella stessa direzione.

Da un lato, il caffè è un diuretico leggero: spinge i reni a produrre più urina. In teoria, più urina significa sostanze più diluite e meno rischio che si formino cristalli. Dall’altro, il caffè contiene ossalato — una sostanza che, nelle persone predisposte, contribuisce alla formazione dei calcoli di ossalato di calcio, che sono il tipo più diffuso. Contiene anche caffeina, che in alcune persone aumenta l’escrezione urinaria di calcio, cioè fa sì che il calcio finisca nelle urine in quantità maggiore. E calcio nelle urine, in presenza di ossalato, è una combinazione da tenere sotto controllo.

Il risultato netto dipende dall’insieme di questi effetti, e l’insieme cambia da persona a persona.

Il tipo di calcolo che hai cambia tutto

Non tutti i calcoli sono uguali. I più comuni sono quelli di ossalato di calcio, ma esistono anche calcoli di acido urico, di struvite, di cistina e altri ancora. Ogni tipo ha meccanismi di formazione diversi, e quindi regole alimentari diverse.

Se i tuoi calcoli sono di ossalato di calcio, il contenuto di ossalato del caffè è un elemento che il tuo medico o il nefrologo valuterà nel contesto della tua dieta complessiva. Non è detto che il caffè vada eliminato, ma è uno dei fattori da considerare insieme ad altri alimenti ricchi di ossalato — spinaci, barbabietole, frutta secca, cioccolato.

Se i tuoi calcoli sono di acido urico, il caffè non è tra le preoccupazioni principali: qui contano di più le proteine animali e il pH delle urine, cioè quanto sono acide.

Per questo motivo, prima ancora di decidere cosa fare con il caffè, devi sapere di che tipo sono i tuoi calcoli. Se non lo sai ancora, è la prima cosa da chiedere al medico.

Quanta acqua bevi quando bevi caffè?

Questo è il punto che viene quasi sempre ignorato, e invece è centrale.

Il caffè ha un effetto diuretico, ma se non reintegri i liquidi persi con acqua, il risultato finale è urina più concentrata — e urina concentrata è esattamente quello che favorisce la formazione dei calcoli. Chi beve tre caffè al giorno bevendo poca acqua sta probabilmente facendo più danno di chi ne beve uno solo ma mantiene una buona idratazione nel resto della giornata.

La regola generale che vale per quasi tutti i tipi di calcoli è produrre una quantità di urina sufficiente a mantenerla chiara o molto pallida. Il caffè, da solo, non ci arriva: serve acqua, tanta, distribuita nell’arco della giornata.

Il caffè con il latte è diverso?

È una domanda che viene posta spesso, e ha senso porsela. Il latte aggiunge calcio alla tazzina, e in passato si pensava che calcio nella dieta significasse più calcio nelle urine e quindi più rischio di calcoli. Questa idea è stata in gran parte rivista.

Il calcio assunto con il cibo, a differenza di quello preso sotto forma di integratori, tende a legarsi all’ossalato nell’intestino prima che venga assorbito — riducendo così la quota di ossalato che arriva alle urine. Il calcio degli integratori ha un comportamento diverso. Ma anche qui, la valutazione specifica spetta al medico che conosce la tua situazione: non è un ragionamento da applicare da soli senza un quadro completo.

Ci sono situazioni in cui il caffè va davvero ridotto?

Sì. Se hai una storia di calcoli ricorrenti di ossalato di calcio, se i tuoi esami mostrano livelli elevati di ossalato o di calcio nelle urine, o se il tuo nefrologo ti ha indicato una dieta a basso contenuto di ossalato, allora il caffè rientra tra gli alimenti da limitare — non necessariamente da eliminare, ma da non ignorare.

Alcune persone metabolizzano l’ossalato in modo diverso, anche per ragioni genetiche. In questi casi, anche quantità moderate di alimenti ricchi di ossalato possono fare la differenza. È una valutazione che si fa con gli esami delle urine delle 24 ore, non a occhio.

Se invece sei in buona salute, non hai una storia di calcoli ricorrenti e bevi caffè in quantità moderate mantenendo una buona idratazione, non c’è una ragione solida per eliminarlo.

Cosa fare nella pratica

Non esiste una risposta valida per tutti, ma ci sono alcuni punti fermi utili per chiunque si stia ponendo questa domanda:

  • Sapere di che tipo sono i propri calcoli è il punto di partenza. Senza questa informazione, qualsiasi consiglio alimentare è generico.
  • L’idratazione complessiva conta più del caffè in sé. Il caffè non sostituisce l’acqua.
  • Il caffè non è l’unica fonte di ossalato nella dieta. Va valutato in un quadro complessivo, non isolato.
  • Se hai avuto calcoli ricorrenti, la dieta va discussa con uno specialista che conosca i tuoi esami.

Posso bere caffè decaffeinato se ho i calcoli?

Il decaffeinato contiene comunque ossalato, anche se in quantità variabile a seconda del metodo di decaffeinizzazione. Elimina la caffeina — e quindi l’effetto sull’escrezione urinaria di calcio — ma non azzera il contenuto di ossalato. Non è automaticamente la scelta migliore: dipende sempre dal tipo di calcoli e dalla dieta complessiva.

Il caffè può aiutare a espellere un calcolo?

No, non ci sono prove che il caffè faciliti l’espulsione di un calcolo già formato. L’effetto diuretico lieve non è sufficiente per questo scopo, e affidarsi al caffè invece di bere acqua sarebbe controproducente. L’espulsione spontanea dipende dalle dimensioni e dalla posizione del calcolo, e viene seguita dal medico.

Se ho dolore al fianco e bevo molto caffè, è colpa sua?

Il dolore al fianco ha molte cause possibili e non puoi attribuirlo al caffè senza una valutazione medica. Se il dolore è forte, compare con febbre, è accompagnato da sangue nelle urine, o non passa nelle ore successive, rivolgiti subito al pronto soccorso senza aspettare.

Per capire come si inserisce il caffè nella tua situazione specifica, parlane con il tuo medico curante o con il nefrologo che segue i tuoi calcoli.

Tommaso Lombardini

Tommaso ha avuto il suo primo calcolo renale dopo anni di sport agonistico e una dieta sbilanciata. Ha imparato quanto l’alimentazione e la corretta assunzione di acqua possano fare la differenza e utilizza il blog per rivolgersi ai giovani sportivi.