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Gli uomini fanno più calcoli renali delle donne: la ragione biologica

📅 23 Settembre 2026✍️ di Tommaso Lombardini⏱️ 5 min di lettura

Se hai avuto un calcolo renale e sei un uomo, non sei in minoranza: gli uomini vengono colpiti in modo significativamente più frequente rispetto alle donne. Non dipende solo da quanto bevi o da cosa mangi. Dietro c’è una differenza biologica che riguarda gli ormoni, il modo in cui il corpo gestisce il calcio e alcune sostanze che si formano nei reni.

La ragione principale è ormonale. Gli estrogeni — gli ormoni sessuali femminili — hanno un effetto protettivo sul metabolismo del calcio e sull’urina. Favoriscono l’escrezione del citrato (un sale che nella pipì inibisce la formazione dei calcoli) e riducono il riassorbimento di calcio nelle ossa in modo diverso rispetto al testosterone. Gli androgeni, gli ormoni maschili, tendono invece ad aumentare la produzione di ossalato — una sostanza che si lega al calcio nell’urina e forma il tipo di calcolo più comune, quello di ossalato di calcio. Questo squilibrio di base rende il metabolismo maschile strutturalmente più incline alla cristallizzazione.

Cosa succede nell’urina degli uomini che li rende più a rischio?

L’urina non è solo acqua con scarti. È una soluzione complessa in cui convivono sostanze che tendono a precipitare — cioè a solidificarsi — e sostanze che le tengono in soluzione. Quando l’equilibrio si rompe, si formano i cristalli che poi diventano calcoli.

Negli uomini, questo equilibrio è più fragile per alcune ragioni concrete:

  • Citrato più basso. Il citrato è il principale inibitore naturale della formazione dei calcoli: si lega al calcio libero nell’urina e lo rende meno disponibile a cristallizzare. Gli estrogeni stimolano la produzione di citrato; senza questa spinta ormonale, i livelli tendono a essere più bassi.
  • Ossalato più alto. Il testosterone favorisce indirettamente una maggiore produzione di ossalato, sia attraverso il metabolismo epatico sia per effetti sulla flora intestinale. Più ossalato nell’urina significa più possibilità che si leghi al calcio e formi cristalli.
  • Volume urinario tendenzialmente inferiore. A parità di apporto idrico, gli uomini disperdono più liquidi attraverso il sudore rispetto alle donne, in media. Un’urina più concentrata è terreno fertile per la cristallizzazione.

Il ruolo degli ormoni cambia nel corso della vita?

Sì, e questo è uno degli aspetti più interessanti. Nelle donne in età fertile, la protezione degli estrogeni è attiva. Dopo la menopausa, quando i livelli di estrogeni scendono, il rischio di calcoli nelle donne aumenta e si avvicina a quello maschile. Questo dato — osservato in modo consistente nella letteratura medica — conferma che la differenza non è anatomica ma ormonale.

Negli uomini, invece, il rischio tende a rimanere elevato per tutta l’età adulta, con un picco che si osserva generalmente tra i 30 e i 60 anni, quando l’attività metabolica è intensa e le abitudini alimentari spesso includono un apporto elevato di proteine animali e sale.

Le proteine animali c’entrano davvero, o è un luogo comune?

C’entrano, e il meccanismo è preciso. Le proteine animali — carne, pesce, formaggi stagionati, affettati — producono durante la digestione una quota di acido urico e acido solforico. Queste sostanze acidificano l’urina. Un’urina più acida favorisce la cristallizzazione dell’acido urico (che forma un tipo specifico di calcolo) e riduce la solubilità del calcio.

Gli uomini, in media, consumano più proteine animali delle donne — per abitudini culturali, per stili alimentari legati all’attività fisica, o semplicemente per consuetudine. Questo non è un giudizio sulle scelte alimentari: è una variabile metabolica che si somma alla predisposizione ormonale.

Anche il sale merita una menzione. Un apporto elevato di sodio aumenta la quantità di calcio che viene eliminata con le urine — un meccanismo che si chiama ipercalciuria sodio-dipendente. Più calcio libero nell’urina, più possibilità che si leghi all’ossalato o ai fosfati e formi cristalli.

Esistono differenze anatomiche che influenzano il rischio?

L’apparato urinario maschile è diverso da quello femminile anche sul piano strutturale. L’uretra maschile — il canale che porta l’urina fuori dal corpo — è molto più lunga. Questo non aumenta direttamente la formazione dei calcoli, ma rende più difficile e doloroso il loro passaggio spontaneo. Un calcolo che in una donna potrebbe espellersi senza intervento può causare ostruzione più facilmente in un uomo.

C’è anche la prostata: con l’avanzare dell’età, un aumento di volume della prostata può ridurre il flusso urinario e favorire il ristagno di urina, che a sua volta aumenta la concentrazione di sali e la probabilità di cristallizzazione.

Sapere di essere a rischio serve a qualcosa, concretamente?

Serve, perché le variabili su cui si può agire esistono. La predisposizione ormonale non si modifica, ma il comportamento metabolico dell’urina sì. Bere abbastanza durante tutta la giornata — non solo quando si ha sete — è la misura più semplice e più documentata per ridurre la concentrazione urinaria. Ridurre il sale e non esagerare con le proteine animali sono passi che hanno una logica fisiologica precisa, non solo dietologica.

Chi ha già avuto un calcolo dovrebbe discutere con il proprio medico o con un nefrologo — il medico specialista dei reni — se fare un’analisi delle urine delle 24 ore, che misura esattamente cosa l’organismo elimina e in che quantità. È l’esame che permette di capire quale tipo di squilibrio metabolico è presente in quello specifico paziente, e di personalizzare le indicazioni.

Se ho già avuto un calcolo, sono destinato a rifarlo?

Non necessariamente. Chi ha avuto un episodio ha un rischio più alto rispetto a chi non ne ha mai avuto, ma con le modifiche giuste — idratazione, alimentazione, eventuali terapie indicate dallo specialista — il rischio si può ridurre in modo significativo. La valutazione va fatta caso per caso.

I calcoli degli uomini sono diversi da quelli delle donne?

Il tipo più comune in entrambi è quello di ossalato di calcio. Negli uomini i calcoli di acido urico sono relativamente più frequenti, probabilmente per via dell’apporto proteico più alto e dell’acidità urinaria tendenzialmente maggiore. Ma la composizione esatta si determina solo analizzando il calcolo espulso o, in mancanza, con l’analisi delle urine.

Devo preoccuparmi se vedo sangue nelle urine?

Sì. Sangue nelle urine — anche se l’urina è solo leggermente rosata o color mattone — va segnalato al medico senza aspettare. Lo stesso vale se hai dolore al fianco accompagnato da febbre, se non riesci a urinare, o se il dolore non passa. In questi casi rivolgiti al pronto soccorso.

Per capire la tua situazione specifica — tipo di calcolo, causa metabolica, rischio di recidiva — il riferimento è il tuo medico curante o uno specialista in nefrologia o urologia.

Tommaso Lombardini

Tommaso ha avuto il suo primo calcolo renale dopo anni di sport agonistico e una dieta sbilanciata. Ha imparato quanto l’alimentazione e la corretta assunzione di acqua possano fare la differenza e utilizza il blog per rivolgersi ai giovani sportivi.