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Bevi caffè ogni giorno e hai i calcoli: ecco da cosa dipende davvero

📅 11 Settembre 2026✍️ di Tommaso Lombardini⏱️ 6 min di lettura

Hai avuto una colica, o ti hanno trovato un calcolo, e adesso guardi la tua tazzina del mattino come se fosse un problema. Ti hanno detto di bere di più, qualcuno ti ha detto di eliminare il caffè, qualcun altro ti ha detto che va bene. E tu non sai a chi credere.

La risposta onesta è questa: il caffè non è uguale per tutti i tipi di calcolo, e nella maggior parte dei casi non è il primo nemico da eliminare. Ma ci sono situazioni in cui la questione merita più attenzione. Quello che fa la differenza è sapere che tipo di calcolo tendi a formare, e come si inserisce il caffè nel resto di quello che mangi e bevi durante la giornata.

Il caffè fa venire i calcoli o no?

Non esiste una risposta valida per chiunque. Il caffè contiene ossalati — sostanze che, in chi è predisposto, possono contribuire alla formazione di calcoli di ossalato di calcio, che sono i più comuni. Fin qui sembra un argomento contro. Ma il caffè è anche un liquido, e ogni liquido che bevi diluisce le urine e riduce la concentrazione delle sostanze che formano i calcoli. Questi due effetti vanno in direzioni opposte.

Studi osservazionali — cioè ricerche su grandi popolazioni nel tempo, non esperimenti controllati — hanno spesso associato il consumo di caffè a un rischio ridotto di calcoli renali, probabilmente proprio per l’effetto diuretico e diluente. Ma questo non significa che il caffè “protegga” o che tu possa berlo senza pensarci: chi ha livelli di ossalato urinario già alti, o chi ha altre condizioni metaboliche, può reagire in modo diverso.

Che tipo di calcolo fai cambia tutto

Prima di ragionare sul caffè, devi sapere di che calcolo stiamo parlando. I calcoli di ossalato di calcio sono i più frequenti, ma esistono anche calcoli di acido urico, di fosfato di calcio, di struvite o di cistina. Ognuno ha una chimica diversa, e quello che è neutro per uno può essere rilevante per un altro.

Se fai calcoli di acido urico, per esempio, il caffè non è un problema legato agli ossalati, ma potresti dover ragionare sull’acidità delle urine e su altri fattori. Se fai calcoli di ossalato di calcio, la questione degli ossalati nel caffè diventa più pertinente, ma va pesata insieme a tutto il resto della dieta — spinaci, frutta secca, cioccolato contribuiscono agli ossalati molto di più di una tazzina.

Questa distinzione non la puoi fare da solo leggendo un articolo: la fa il medico, con l’analisi del calcolo se disponibile, con gli esami delle urine delle 24 ore e con la tua storia clinica.

Conta di più quello che ci metti dentro (e quello che bevi nel resto della giornata)

Se bevi il caffè con poco latte, stai aggiungendo calcio. Il calcio nella dieta, contrariamente a quello che molti pensano, non aumenta il rischio di calcoli renali nei soggetti che non hanno condizioni particolari: anzi, il calcio assunto con i pasti si lega agli ossalati nell’intestino e ne riduce l’assorbimento. Il calcio preso fuori dai pasti, invece, segue un percorso diverso.

Molto più del caffè in sé, quello che pesa è la quantità totale di liquidi che assumi nella giornata. Se il caffè è una delle poche cose che bevi e per il resto la giornata passa con un bicchiere o due d’acqua, il problema non è la tazzina: è che le tue urine sono troppo concentrate. Le urine concentrate sono il terreno in cui i cristalli si formano e crescono.

Quanto caffè è “tanto”?

Non esistono soglie ufficiali specifiche per chi ha i calcoli renali, e questo articolo non è il posto giusto per indicarne. Quello che si può dire è che una o due tazzine al giorno, in un contesto di buona idratazione generale, non sono la variabile che decide se formi o non formi un calcolo. Il problema nasce quando si bevono molti caffè, si mangia una dieta ricca di altri ossalati, si beve poca acqua e si hanno già le urine scure a fine giornata.

Il colore delle urine è un indicatore grezzo ma utile: se sono giallo paglierino chiaro per buona parte della giornata, stai bevendo abbastanza. Se sono giallo scuro o ambrate, non stai bevendo abbastanza — indipendentemente dal caffè.

E la caffeina? Ha effetti sui reni separati dagli ossalati?

La caffeina ha un effetto diuretico, cioè stimola la produzione di urina. A lungo si è pensato che questo potesse disidratare e quindi concentrare le urine. In realtà, nelle quantità che si consumano normalmente, il caffè contribuisce all’apporto idrico giornaliero senza provocare una disidratazione netta nelle persone abituate a berlo. Chi non lo consuma abitualmente può avere una risposta diuretica più marcata.

Non ci sono evidenze solide che la caffeina, di per sé, aumenti il rischio di calcoli renali in chi non ha condizioni metaboliche particolari.

Devo smettere di berlo?

Non esiste una risposta universale a questa domanda, e chiunque te la desse senza conoscerti starebbe improvvisando. Ci sono persone a cui il medico dice di non cambiare nulla riguardo al caffè. Ci sono persone con quadri metabolici specifici a cui viene chiesto di ridurlo o di monitorare meglio l’apporto di ossalati. La variabile decisiva è la tua situazione personale, non una regola generale.

Quello che puoi fare da solo, senza aspettare la visita, è assicurarti di bere abbastanza acqua nel corso della giornata. È la misura con il supporto più consistente per chi tende a formare calcoli, qualunque sia il tipo.


Il caffè con il latte è meglio o peggio per i calcoli?

Dipende. Il calcio del latte, se assunto insieme al caffè durante o subito dopo un pasto, si lega agli ossalati nell’intestino e può ridurne l’assorbimento. Non è una strategia terapeutica, ma non è nemmeno un elemento negativo come si pensa spesso. Il tuo medico può valutarlo nel contesto della tua dieta complessiva.

Il caffè decaffeinato è più sicuro?

Contiene comunque ossalati, anche se la caffeina è rimossa. Se il problema fosse solo la caffeina, il decaffeinato sarebbe una soluzione; se il problema fosse la quota di ossalati, lo è meno. In ogni caso, la differenza tra caffè e decaffeinato non è la prima cosa su cui concentrarsi quando si ha una storia di calcoli.

Se mi fa venire il mal di schiena dopo il caffè, devo preoccuparmi?

Un dolore al fianco o alla schiena che compare o peggiora va valutato dal medico, non attribuito da soli al caffè. Se il dolore è intenso, compare con febbre, sangue nelle urine o difficoltà a urinare, vai al pronto soccorso senza aspettare: sono segnali che non vanno ignorati.

Se hai una storia di calcoli renali e non sai ancora che tipo formi, parlane con il tuo medico curante o con un nefrologo: è il punto di partenza per capire quali cambiamenti nella dieta abbiano davvero senso per te.

Tommaso Lombardini

Tommaso ha avuto il suo primo calcolo renale dopo anni di sport agonistico e una dieta sbilanciata. Ha imparato quanto l’alimentazione e la corretta assunzione di acqua possano fare la differenza e utilizza il blog per rivolgersi ai giovani sportivi.